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11 Mar
11Mar

Trovandosi in stati di precarietà continua, ci si aggrappa a quelle idee di futuro programmato a guisa di speranza per la prosecuzione di un cammino.

Molto spesso questo futuro, oltre che inesistente, è traballante quanto la linea di partenza e, fortunatamente, passibile di mutamento. Senza giudicare quindi l'utopia che ci muove al cammino, non facciamone una certezza di delusione ma, osservandola da differenti prospettive, diamole il nome che merita.

In questo anno "pandemico", lo sguardo è caduto distratto sul mondo dell'arte tutta e, tra coriandoli di polemiche e speranze, ha deviato in tempi brevi, traiettoria.

E' difficile, del resto,  scovare la strada per l'anima quando è il corpo a stare male e, questa nostra società che tenta di muoversi all'unisono per la cura di una patologia che la logora, di disturbi ne aveva già parecchi.

Continuiamo a sbattere come mosche contro lo stesso vetro cercando, da lì, un'uscita che non c'è. Occorre cambiare traiettoria, trovare altre uscite, smettere di attendere che, dall'alto, qualcuno ci apra la finestra: in quella gabbia ci siamo entrati noi e noi soltanto.

Liberandoci dalla sintomatologia della colpa, votiamoci alla logica del cambiamento.

Sovente i miei pensieri si disallineano, sentono la stanchezza ed io provo a lasciarli all'ascolto di questo disequilibrio, nel continuum spazio tempo che apprendo dai bambini.

- Avranno ragione loro - mi dico. - Non esiste immobilismo - mi dico -  anche ora che mi sembra di non agire abbastanza.-

Abbiamo perso il controllo. Non lo abbiamo mai avuto.

E, mentre comunque tutto passa, arriva, comunque, Primavera.


Ciò che è sacro nell'arte è la bellezza. La bellezza promette sempre ma non dà mai nulla

Simone Weil


31Jan
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