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10 Feb
10Feb

Radici


In botanica ciò che lega l'albero alla terra, lo nutre, lo sostiene. 

In linguistica ciò da cui le parole arrivano, si prolungano e, talvolta, mutano.

Cosa significano per noi, le radici?
Involontariamente, così come accade nell'inciampo del cammino sulla terra, ritornano alla memoria con tutta l'invisibile forza del loro esserci nel mondo, prima e ben dopo di noi. 

In anni non troppo lontani ci si riconosceva nel nome del padre proseguendo una qualche strada più o meno fortemente suggerita -"Di chi sei figlio tu?"- Ma la pianta si sa, segue il riflesso del sole per tenersi viva ed ogni foglia annebbiata è una foglia caduta. 

Così noi, come i rami, grazie al sostegno di quello che era, tracciamo il nostro percorso verso il cielo. Tuttavia, senza il ricordo della base, senza nutrimento per essa, l'albero tutto si ammala e, così facciamo noi. Come tutti gli organismi viventi, siamo un tutto a cui prestare cura ed attenzione. A differenza di altri (o perlomeno per quanto ne siamo a conoscenza), abbiamo memoria non solo genetica ma anche emotiva, affettiva e sociale, con tutti i blocchi e i turbamenti che da questi echi talvolta derivano. 

E poi c'è la scelta, ma quello è un passaggio complesso, quotidiano, traguardo che sa di libertà e segue percorsi impervi e, a tratti, dolorosi.
Oggi parliamo di radici, di quello che c'è. Oggi parliamo di ricostruzione giacché questo tempo malato nel respiro necessita di revisioni nette e ponderate . Partendo da ciò che, semplicemente, siamo e abbiamo.
Nell'invisibilità di una risposta culturale, ho trovato la passione degli "invisibili" nel donarsi alla cura del nutrimento di chi corre e viaggia seguendo il suo beat, grazie alla pace del silenzio.
Marco Mattetti, un caro amico, uno chef dalle molteplici e imprevedibili peculiarità, ha fondato un progetto che vorrei condividere qui, con chi ha avuto la pazienza e la tenacia della lettura.
Si chiama Radici, appunto, e nasce dalla volontà di insegnare l'alta cucina alle persone che si trovano in condizioni di fragilità sociale dando loro una possibile chiave verso il cammino della scelta. Invisibile, ma non troppo, ha già propugnatori lombardi che ne apprezzano il sapore, la sostenibilità e la qualità. Basandosi su una tensione etica, cresce nella lentezza necessaria a dargli forza e aprirà presto le braccia alla provincia piacentina dove è stato posto il primo seme.
Noi attendiamo, camminando, un sapore diverso o forse noto nel ricordo di una cucina passata che si rinnova al presente.
E poi...? 

Poi venga la primavera con i diversi colori ed ognuno si sveli con la sua diversità.

Liliana




31Jan
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